App Mobile: ibride o native?

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La tendenza a creare un App negli ultimi anni sta sempre prendendo di più piede non solo dal punto di vista aziendale, ma va per la maggiore anche l’attività di società e lavoratori autonomi di creare e rendere disponibili all’interno del mercato digitale le proprie applicazioni interagendo con un vasto bacino d’utenza. Quello dell’App Economy ha acquistato e acquisterà anche in previsione del 2015 sempre più potere.

Basti pensare che negli ultimi dodici mesi le imprese italiane hanno rilasciato una media di 3,9 App, piccole Applicazioni Mobile da Smartphone o da Tablet per tenersi in contatto con la propria base clienti e che grandi aziende come Apple e Samsung, quest’ultima in particolare, si impongono sul mercato poiché in grado di proporre una gamma di dispositivi capaci di rispondere alle differenti esigenze dell’utenza.

Per chi prova a crearla o intenda commissionarla è ovvio che deve già sapere che esistono più tipi di piattaforme di smartphone differenti tra di loro, il rischio è di conseguenza che se un App non viene pensata nella sua completezza può funzionare su una piattaforma e non su un’altra. Inoltre questo comporta dei costi che aumentano di conseguenza: se un’App pensata per iPhone, precisamente un applicazione iOS, costa 2000 euro, se ne dovrà far sviluppare un’altra, un applicazione Android all’incirca alla stessa cifra.

Per risolvere il problema, la tendenza è quella che vede la costruzione di App ibride che funzionano su tutte le piattaforme, soluzione che per molti esperti del settore risulta essere apparentemente semplice ed efficace, e non sempre risolutiva.

Questo tipo di tecnologia comprende diverse soluzioni che hanno di conseguenza diverse definizioni tra le quali multipiattaforma, ibrida, shell app, cross-platform, app html5. Il processo alla base è quello che vede l’utilizzo di tecnologie usate per scrivere i siti web (HTML e Javascript) che funzionano su tutti i sistemi, “ibridizzandole” con le tecnologie native delle diverse piattaforme per ottenere una sorta di struttura comune che riesca a essere adattata in maniera più o meno automatica su tutti i telefonini.

Per creare queste applicazioni ibride, ci si avvale di tool o framework (un’architettura logica di supporto su cui un software può essere progettato e realizzato, spesso facilitandone lo sviluppo da parte del programmatore), dei quali quelli più noti e utilizzati sono Appcelerator, PhoneGap, Titanuim e Sencha Touch.

Avrete visto di sicuro sul web servizi che propongono il “Crea la tua App”, o “Crea la tua Applicazione” bene prima di pensare che chiunque sia capace di crearne una è necessario fare delle considerazioni sulle due tipologie di tecnologie con le quali vengono sviluppate.

L’approccio ibrido se inizialmente può sembrare la scelta più conveniente, va visto alla luce di un confronto con il sistema nativo e nella natura delle sue problematiche. Utilizzando dei frame work per interagire con il sistema nativo, nel momento in cui la piattaforma necessita di un aggiornamento, questo va pensato anche per il frame work, e in molti casi non è una cosa immediata, bisogna aspettare anche l’aggiornamento del  frame work e se questo non è del tutto adeguato rispetto alle necessità della propria App va esteso. Il tutto provoca ritardi nelle tempistiche di sviluppo.

Se per sviluppare un’App nativa si scrive il codice e la si testa su un telefonino o su un simulatore, nel caso di un’App ibrida il codice va testato ogni volta per tutte le piattaforme che si intende supportare. Quanto all’estetica ogni piattaforma ne ha una diversa dall’altra (i font di default non sono gli stessi), di conseguenza per lo sviluppo di una ibrida o si utilizza lo stesso font per tutte le piattaforme o si deve “tarare a mano” l’App per ogni piattaforma.

In linea generale le App ibride risultano essere più lente o non funzionare in maniera ottimale rispetto alle App native. Tra i vantaggi, però, da citare la caratteristica che visualizzano pagine web che possono essere aggiornate senza esser costretti ad aggiornare l’applicazione stessa. In apparenza questa è un grosso punto a favore dell’ibrido. Ma, ad ogni modo, se si fa un aggiornamento sia dell’applicazione che delle pagine, si è costretti a mantenere versioni differenti di pagine per l’applicazione vecchia e quella nuova, poiché non tutti gli utenti aggiornano nell’immediato l’App.

Concludendo, non ci sono soluzioni facili per risolvere dei problemi complessi, e nella maggior parte dei casi quello che risulta più semplice non vuol dire che sia efficace. I prodotti di eccellenza richiedono più lavoro, dedizione, attenzione al dettaglio, per questo se si vuole creare per il proprio Business un App efficiente e funzionale, ad esempio un’App Milano o un’App Italia, è sempre meglio rivolgersi a un esperto del settore, poiché molte volte le scorciatoie possono essere una distrazione e non la soluzione.


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